Il record di durata a San Siro. L'incredibile diluvio di Firenze. La "fiesta in Triesta". I tre concerti italiani di Bruce Springsteen rimangono tutti indimenticabili, per motivi diversi e speciali.
A Milano Bruce ha suonato 3 ore e 40 minuti, un totale di 33 canzoni: si è trattato del secondo show più lungo della sua storia, a pochi minuti di distanza dalla notte del Nassau Coliseum il 31 dicembre 1980. Era un capodanno, e questo ha fatto la differenza.
A Firenze, il diluvio per due ore e mezza. Le prime gocce di una pioggia sottile alla terza canzone, poi acqua a catinelle. A un certo punto - ma eravamo verso la fine - la curva Fiesole si è svuotata. Sul prato e negli altri settori, i "fuckingdiehardfans" si erano ormai spogliati di tutto e avevano perso ogni speranza di mantenere in vita il proprio telefono cellulare e "commestibili" i soldi nel portafogli. A fine show c'erano migliaia di ragazzi nudi per strada, a caccia della propria macchina o di un mezzo pubblico, senza alcuna speranza che un taxi li potesse ospitare. Io mi sono cambiato per strada, sfiorando l'arresto per atti osceni in luogo pubblico.
A Trieste il pubblico era diviso a metà tra i sopravvissuti alle prime due serate e le facce riposate di chi sentiva Springsteen per la prima volta, arrivando anche da oltreconfine. Sul palco questi inossidabili sessantenni ci hanno dato dentro ancora come dei pazzi - forse è stata la serata più rock di tutte per la scelta dei brani in scaletta - obbligandoci a due giorni di riposo branda forzato dopo il lungo viaggio di ritorno a casa.
Abbiamo percorso migliaia di chilometri, guidato nella notte, salvati dal sonno grazie all'adrenalina, agli spiriti della notte e al volume della radio.
Poi ci siamo buttati sul divano e non ci siamo rialzati più. Per un giorno, forse due, poca forza e tanta condivisione: abbiamo sfogato la nostra sovraeccitazione andando a cercarci nelle foto sui social e organizzando le prossime trasferte con gli amici, nuovi o ritrovati.
Tanta roba, credetemi, e non prendeteci per pazzi.
Tra poco si riparte: sabato sera c'è un aereo per Madrid, un sacco a pelo fuori dal Santiago Bernabeu, il lunedì per visitare la città, il martedi all'alba il furgone di speranze e sogni viaggia in direzione Montpellier, a casa dei campioni di Francia, insieme a otto compagni di viaggio.
Doneremo i costi della trasferta alla Fondazione Niccolò Galli, come abbiamo già fatto con le date italiane: è il nostro modo per abbinare qualcosa di utile al diletto infinito dei nostri viaggi rock.
Gianmaria Vacirca










